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Oggi, nel mondo globale dove la comunicazione viaggia su dei livelli sistematici iperveloci, dove l’immagine è visibile nella sua immediatezza in tutto il mondo diviene fondamentale che, attorno alle proposte dell’arte, ci siano delle cose che le rendano forti e visibili immediatamente. Probabilmente all’arte di Terra di Lavoro è mancata una casa, un luogo che fungesse da volano per i progetti, spesso di alto livello qualitativo, che gli artisti proponevano. Mentre, così, a Milano, come a Roma, Napoli, Torino, Bologna, ma anche in realtà più di provincia si sviluppavano strutture che portavano all’attenzione mondiale gli artisti e la progettualità del territorio, Caserta lasciava, salvo poche e limitate eccezioni, i propri artisti alla sola iniziativa individuale. Salvo poche eccezioni, il lavoro degli artisti casertani passava in un circuito abbastanza limitato senza avere mai la possibilità di essere visibili ad un panorama che faceva della globalità uno dei strumenti essenziali della comunicazione dell’arte.
Concettualmente il panorama artistico casertano assomma in se tutte le tendenze dell’arte degli ultimi 50 anni; per molti versi, come dicevamo in precedenza, Caserta rappresenta, in piccolo, il macrocosmo di un processo artistico che si è sviluppato in tutto il mondo. Dalle ricerche degli anni ’60, al pop, agli artisti concettuali, al ritorno alla pittura degli anni 80 per passare alle installazioni dei 90 e finire con la nuova figurazione del post 2000. In questa prima mostra la scelta è ricaduta, per lo meno in linea di massima, sugli artisti che vantano una più lunga militanza all’interno della storia dell’arte della Provincia di Caserta. Storia, che, ripetiamo, quasi mai si è limitata ai ristretti ambiti del territorio ma che ha dato, quasi sempre, un contributo al dibattito artistico italiano. Due artisti forniscono la premessa di quello che è il nuovo modo di fare arte nel nostro territorio: Antonio De Core e Crescenzo Del Vecchio.
Il pioniere dell’arte casertana è Antonio de Core. Al di là di ogni valutazione di carattere estetico De Core rappresenta la nuova figura di artisti che si impone nel dopoguerra; in particolare dagli anni cinquanta. Attento alla trasformazioni che avvenivano nel panorama artistico, egli ha saputo cavalcare la tigre della continua mutazione della sintesi artistica. E, così, partendo da una concezione figurativa egli ha saputo attraversare il periodo informale, quello pop, quello astratto per concludere con una rivisitazione degli stilemi figurativi del territorio. Non è casuale che a De Core si debba l’istituzione del premio Caserta Club; nella sua attenta ricerca, infatti, lo scomparso maestro casertano aveva capito che solo l’interscambio con le diverse esperienze dell’arte avrebbe potuto produrre una ricerca formale al passo con i tempi.
Che ha avuto sempre la capacità di essere non solo un artista di grande livello ma anche capace di produrre un lavoro di altissima qualità estetica è stato Crescenzo Del Vecchio. La figura di Del Vecchio rappresenta una vera e propria pietra miliare dell’arte casertana. Nato artisticamente alla fine degli anni ’50 la sua pittura, e successivamente la sua scultura, si impone presto come dotata di un carattere fortemente innovativo e concettuale. Dal premio Michetti che lo ha visto protagonista, alla Biennale di Venezia, ai diversi gruppi da lui fondati ed animati per passare per l’Humor Power e concludere con la pittura carica di significati e di colore che caratterizza l’ultimo periodo della sua vita. Dotato di una grande carica ironica e di una grande capacità di capire la trasformazione Del Vecchio, nonostante sia stato un artista di livello eccellente, avrebbe potuto avere un successo ancora maggiore se le contingenze lo avessero favorito. Successivamente comincia la vera e propria stagione dell’arte casertana che ha prodotto tutti gli stilemi e le visioni dell’arte degli ultimi cinquanta anni. Gabriele Marino, Bruno Donzelli iniziano la stagione pop casertana; la loro adesione al movimento che nasce negli Stati Uniti d’America ha una adesione di entrambi entusiastica. Questo periodo li porterà, comunque a mantenere sempre un certo tipo di relazione con la pittura, anche nel periodo più concettuale del loro lavoro. Immediatamente successiva come generazione è quella che va a cavallo fra la fine degli anni ’60 e gli anni ’70. E’ il periodo del concettuale, di un arte senza compromessi e che deriva dai mutati rapporti sociali e dalla politica di rivoluzione che entra prepotentemente in tutti i settori della vita e dell’arte. E’ la generazione di Livio Marino Atellano, Raffaele Bova, Peppe Ferraro, Paolo Ventriglia, Battista Marello, Giovanni Tariello, Alessandro e Gianni Parisi. A cui succederanno i vari Antonello Tagliafierro, Nicola Pascarella, Mimmo Di Dio, Antonio Di Grazia, Roberto Pagano Morza, Umberto Fabrocile, Gerardo Del Prete, Anna Pozzuoli, Antonio Carrillo, Umberto Gorirossi. Due discorsi a parte, per motivi diversi, meritano Andrea Sparaco e Peppe Mingione le cui estetiche vanno decisamente fuori dalle correnti artistiche contingenti risultando decisamente personali.
Le ultime generazioni stravolgono l’approccio all’arte; chiusa la stagione pionieristica, oggi i nuovi artisti nascono con una cultura ed una relazione con quelle che sono le strategie del sistema dell’arte e con una attenzione quasi maniacale con quello che avviene nell’evoluzione del processo artistico.
La scelta di partire con questa storia, rispetto al progetto più ampio del museo di arte contemporanea di Caserta è chiara e precisa: restituire al territorio la sua identità artistica e dimostrare, soprattutto, che il progetto culturale ed estetico che questa provincia esprime è di grande spessore artistico. Noi non siamo malati di campanilismo o di sciovinismo; è l’esame oggettivo che porta a leggere la nostra storia artistica per quella che è, poiché mai, negli ultimi decenni si può dire che Caserta sia fuori dalle logiche del pensiero estetico del mondo.

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