Ciclo di concerti di musica da camera
“ tra Colto e Popolare”
ore 12:00 Palazzo delle Visioni
Ingresso libero - prenotazione obbligatoria presso il
Botteghino del teatro Comunale al 0823.273436
Domenica 6 luglio
Gli Aedi
Concerto di musica Napoletana
raccolta “differenziata” di riletture d’arte del patrimonio popolare partenopeo
Marina BRUNO
Peppe PARISI
Filippo STAIANO
Massimo DELLA ROCCA
Peppe DI CAPUA
Pasquale BENINCASA
vana PISACRETA
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voce, tammorre
voce, tammorre
flauti
voce, chitarra e mandolino
pianoforte digitale
percussioni
violoncello
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Se è vero che alla musica, più che alle altre arti, si riconosce la capacità di suscitare sensazioni, colori, profumi e se è pur vero che la musica popolare ha svolto in un passato neppure troppo remoto un ruolo di sottolineatura dei problemi politici e sociali (si pensi ai canti politici, di lavoro…), ci sia consentito di dare alla nostra operazione di recupero e rilettura dei brani più significativi del patrimonio musicale popolare in area meridionale una leggera coloritura di impegno sociale. Lo facciamo con discrezione e col pudore che il momento esige. Segnatamente da chi come noi ama Napoli e il suo hinterland. Non polemica politica, che sarebbe inelegante e fuori luogo nell’impegno di un gruppo musicale ma, più semplicemente, un grido d’allarme rispetto alle facili generalizzazioni che rischiano di appiccicare su una città che resta la più bella del mondo il marchio di capitale dei rifiuti.
Abbiamo allontanato l’entusiasmo delle centinaia di migliaia di turisti ai quali ormai la bella espressione Vedi Napoli e poi muori sembra un avvertimento a stare lontano da letali esalazioni. Come tutti i problemi anche quello dei rifiuti sarà risolto.
Il colera di fine ottocento avrebbe dovuto frenare negli anni successivi, l’esaltante primo novecento napoletano e le ondate di visitatori che, invece, come non mai giungevano a Napoli da tutto il mondo. Molti di loro vi rimanevano per tutta la vita non avendo avuto la forza di abbandonare l’irripetibile fascino di una città che accanto allo stereotipo del pino e del Vesuvio, offre come poche città italiane testimonianze di una storia variegata per gli influssi aragonesi, francesi e di cento altre civiltà che vi hanno lasciato il segno innestandosi nel fulgore di una civiltà artistica senza pari. Ed allora, molto semplicemente, lasciateci attraverso i brani che abbiamo riletto con amore e, se consentite, con qualche competenza di professionisti della musica, evocare la Napule addurose, o paese d’o sole, i profumi delle piante aromatiche di cui sono ricchi i testi digiacomiani ma anche quelli della splendida terra irpina e sannita della divina costiera, dell’incanto del Cilento, delle vigne che hanno collocato la Campania ai vertici dell’attenzione mondiale.
Confidiamo che anche stavolta la musica saprà compiere il suo miracolo.