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Il re illuminato dagli studi di Gaetano Filangieri
e Bernardo Tanucci, ebbe l'idea di trasformare l'antico casino baronale
in reggia-filanda. L'architetto incaricato fu Francesco Collecini,
allievo e collaboratore di Luigi Vanvitelli. Così il re decise
di aprire le porte della sua casa in collina, agli artigiani della
seta, avviando una inedita convivenza.
Da un lato le eleganti stanze reali, dall'altra le macchine rumorose
che lavoravano e tessevano la seta.
La sala delle feste lasciò spazio alla chiesa per la comunità
e attorno all'edificio della seta furono realizzate la scuola normale,
le abitazioni per operai e maestre, le stanze per la trattura, filatura,
tintura della seta.
Nasce Ferdinandopoli, l'utopia di una città ideale in cui
dare attuazione a riforme sociali, introducendovi la manifattura
della seta.
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