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Nel 1789 Ferdinando IV promulgò il "Codice delle leggi"
che regolavano in modo innovativo la vita e il lavoro della comunità
leuciana, un esempio di socialismo "ante litteram".
Pari diritti per i coloni, scompare la differenza tra uomini e donne
nelle successioni ereditarie, il guadagno è proporzionale
al merito (unica differenza) per il resto tutti uguali anche nel
vestire.
Tutti vanno a scuola, l'istruzione è obbligatoria dai sei
anni in poi. Aboliti i testamenti, gli averi vanno ai parenti o
al Monte degli Orfani.
Parte dei compensi va versato alla Cassa della Carità destinata
agli invalidi, vecchi e malati. Vengono abolite le doti per le figlie
e vi è divieto assoluto dei genitori di interferire negli
affari di cuore dei figli.
Un'unica limitazione: si sposa solo chi è bravo a lavorar
la seta, c'è un arte da difendere e tramandare.
Il cittadino si sente parte attiva di una comunità di uguali
e al tempo stesso è il protagonista essenziale della lavorazione
della seta in armonia con il contesto ambientale.
Con lo Statuto Leuciano Re Ferdinando IV intendeva passare alla
storia come riformatore illuminista. Per questo fu tenuta nascosta
l'identità di colui che scrisse il Codice, il massone Antonio
Planelli.
Il Codice stampato segretamente fu tradotto in più lingue
con l'intento dichiarato di promuovere il Re.
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