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Bernardo Tanucci
Incoronato Re, Carlo si sceglie degli ottimi collaboratori, il più eminente è il Marchese Bernardo Tanucci originario di Stia in provincia di Arezzo e docente presso l'università di Pisa. Il Tanucci, senza non poche difficoltà, riesce a dipanare la caotica situazione amministrativa diventando praticamente il vero interprete del governo, mentre Carlo predilige dedicarsi alla caccia. A Napoli, fu ministro degli Esteri, della Giustizia e della Real Casa, contribuendo a rafforzare l'indipendenza del nuovo regno. Ispirò la politica di riforme per quanto riguardava i rapporti tra stato e Chiesa (Concordato del 1741; espulsione dei gesuiti ed incameramento dei loro beni nel 1759) e nel campo delle finanze pubbliche.
In quest'opera di rinnovamento il Tanucci si ispira agli studi di economisti e giuristi quali Antonio Genovesi, Gaetano Filangieri e Fernando Galiani e si accinge a dare un nuovo volto al Mezzogiorno. Nonostante la buona volontà, il compito di non è dei più facili; il sud da tempo si presenta in condizioni di estrema arretratezza.
Il pensiero di Tanucci è quello del riformismo ideologico e culturale, come di quello politico e istituzionale, del Settecento napoletano. Si era persino posto il problema di rendere vivibile l'enorme agglomerato napoletano, incappò nel tragico periodo della Repubblica Partenopea e del suo sanguinoso epilogo. Da quel momento la frattura tra intellettuali giacobini da un lato, e corona borbonica dall'altro, tra i diversi ceti sociali, tra città e campagna, non riuscì più a ricomporsi.



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